Che peccato Oggi l’ho rivisto così per caso…

Che peccato.
Oggi l’ho rivisto, così per caso mentre passeggiavo con un amico.
Per me è stata la prima giornata di primavera, il sole sulla faccia che scalda fino a farti togliere la giacca, l’aria fresca, il cielo terso, odore di fiori.
Si parla, si sta bene a chiacchierare, rilassati, e poi niente, sparisce. Ci rincontriamo così, per strada, ci salutiamo trattenendoci poco, come se entrambi avessimo fretta di fare altro. Un lieve disagio (è bello provarlo, quel disagio) non riesco a non sorridergli.
Trovo sempre un’eco spento in lui.
Dietro un velo di cinismo un animo ferito, solo con i suoi fantasmi. Se ascolti quelle voci ti abitui a loro e va a finire che non ascolti altro: tendono a farti isolare, a separarti dagli altri, dai loro sorrisi, dalle loro cortesie, dal piacere di stare con loro.
O forse semplicemente ha di meglio. Di meglio da fare, di meglio da frequentare, di meglio da amare. Ma nei suoi occhi non lo vedo, questo di meglio, e neanche nelle parole di quella sera. Anzi, vedo disillusione sofferta e la paura di crederci di nuovo.
Così mi devo confrontare con questo peccato. Il peccato di trovare una persona chiusa in sé stessa, nei suoi problemi. Sono sempre tuoi, i problemi, quasi mai sono problemi degli altri. Ma assistere allo spettacolo, consapevole che non puoi farci nulla, ti fa sentire lucido: troppo sveglio.
E quando sei troppo sveglio sei troppo in te, vieni respinto in te stesso e non puoi discioglierti nel piacere sognante di incontrare l’altro in una risata, in un sorriso, in un bacio. In un certo senso sparisci, diventi il simbolo di un’altra questione in corso: più grande di te, più grande di lui.
Era onesto quando mi ha invitato a cena, uno slancio sincero. Si stava semplicemente bene, e mi piaceva ascoltarlo. Credevo davvero mi avrebbe chiamato per andare a trovarlo. E invece no, devo ancora abituarmici.
La gente di questa città preferisce sempre rispondere di sì, e poi tirare pacco, piuttosto che dirti di no, e darti un dispiacere. Sono abituati così: pare che il rifiuto del momento sia un dispiacere maggiore del ricevere un rifiuto successivo, qualcosa da maleducati. In Friuli è il contrario.
Comunque devo ammettere che mi piacerebbe vederlo com’è quando è davvero contento, pervaso di gioia. Ma l’alcool gli da la balla-triste, non la balla-felice (la trilogia si chiude con la balla-cattiva).
Proprio un peccato.

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2 thoughts on “Che peccato Oggi l’ho rivisto così per caso…

  1. Rispondere si quando sai già che non succederà: che finzione ci raccontiamo!? Ma capita e anche spesso, a volte non vorrei ascoltarla, quella frase: dai una sera di queste ci vediamo…Ultimamente rispondo no grazie sono troppo impegnato, facciamo magari in estate…

    • Beh, non siamo monolitici.. siamo fatti di tanti pezzetti. Uno può dirlo perché in quel momento lo pensa davvero, ed è sincero rispetto al suo stato d’animo.. effimero. Poi succede altro e cambia idea e non si fa più vivo, o chissà cos’altro ha per la testa..

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