Piccole Morti

Chiamo Iniziazione quel processo che porta una persona a centrarsi completamente su sé stessa: a dipendere esclusivamente da sé stessa.

Visto che gli ambiti della vita sono molti, esistono diverse tipologie di iniziazione a seconda del dominio che si prende in considerazione.

Corpo. Chiamo Iniziazione Naturale il processo che porta a rendersi indipendenti su un piano della pura sopravvivenza materiale, che in questa società si traduce con l’indipendenza economica dalla propria famiglia di origine.

Anima. Chiamo Iniziazione Sociale il processo che porta a rendersi indipendenti dal punto di vista sociale, cioè alla capacità di vivere pienamente e con soddisfazione la propria vita senza dipendere dalla relazioni amorose e affettive.

Spirito. Chiamo Iniziazione Spirituale il processo che porta un uomo a rendersi indipendente dalle gerarchie spirituali, o eventuali maestri, per quanto riguarda l’elaborazione e la gestione del karma della propria vita terrena.

Chiaramente non si tratta di privarsi del sostegno materiale, dell’affetto, e dell’amore degli altri; né di voler vivere in completa solitudine. E’ stupido privarsi di questi piaceri della vita; è al contrario saggio privarsi della loro dipendenza.

Di questo in fondo si tratta: privarsi delle dipendenze che, a lungo andare, non possono che limitarci. Penso che il superamento dei propri limiti sia una conquista che conduca a lungo termine alla felicità, che deriva della propria realizzazione; permanere invece nella propria limitatezza, nel tempo, diventa frustrazione.

L’iniziazione nella Società

Una società non può che trarre vantaggio dalla formazione di individualità libere. Esse sono il motore che fa muovere il mondo, sono persone forti e indipendenti, capaci eventualmente di donarsi ai più deboli per aiutarli nel momento del bisogno.

Una società sana è una società che mira alla formazione di individui di questo tipo; a questo scopo possiede un linguaggio iniziatico, ha cioè una cultura dell’iniziazione. In queste società i giovani devono affrontare e superare una prova che misura le loro capacità per diventare, e quindi essere considerati, adulti.

In questo senso sono utili anche rituali che coinvolgono la comunità e che costituiscono un passaggio di stato, per fare in modo che i giovani siano coscienti degli stadi di crescita della loro vita.

L’iniziazione oggi

Nelle società occidentali di oggi non esistono prove forti che mettono in gioco la sopravvivenza di una persona; o almeno non esistono in condizioni di normalità. Se da un lato questo è chiaramente un bene, dall’altro lato lascia un vuoto che non viene adeguatamente colmato. Questa lacuna diventa causa di impedimento alla realizzazione delle persone su diversi piani.

Infatti non solo mancano i pericoli materiali forti che stimolano (con le cattive, più che con le buone) la ricerca e la conquista dell’indipendenza in questo campo (corpo), ma è assente anche un percorso a tappe di progressivo autocentramento della persona da un punto di vista sociale.

Passare da un nucleo familiare all’altro, cioè da quello di origine a quello nuovo con il compagno / compagna, impedisce la formazione di uno spazio di solitudine che porti la persona a sviluppare quelle virtù che gli servono per superare la paura dell’abbandono e le dipendenze relazionali.

Deformazioni: verginità e laurea

Oggi gli adolescenti, o più in generale i giovani, percepiscono degli ostacoli da superare che costituiscono per loro in un certo senso delle prove sociali.

Una di queste è sicuramente la scoperta della sessualità, che viene più o meno vissuta come un passo importante da compiere, soprattutto per il grado di riconoscimento sociale che gli viene attribuito.

Ma quanto il sesso contribuisce allo sviluppo della propria forza e indipendenza? Trattandosi semplicemente di un piacere, in un nessun modo.

Il paradosso è evidente: viene dato il valore iniziatico-sociale della prova a qualcosa che non ne ha, perché non contribuisce in alcun modo al centramento della persona su sé stessa. Il risultato è una “prova falsa” che accumula su di sé una tensione che dovrebbe piuttosto essere riposta in altri ambiti.

A questo si aggiunge la vera e propria deformazione del piacere, che diventa un dovere sociale da espletare: pena la mancanza del proprio pieno riconoscimento.

Si compie una prova  non per centrarsi maggiormente su sé stessi,

bensì per ottenere il riconoscimento degli altri:

di fatto alimentando la propria dipendenza relazionale.

Un altro esempio di questo tipo è la Laurea.

Oggi generalmente un giovane percepisce chiaramente la laurea come qualcosa di necessario per accedere a determinate sfere: il “pezzo di carta” che apre nuove porte. Se dunque c’è l’interesse ad accedervi il corso di laurea è una tappa obbligata.

Ora, il rapporto tra le competenze acquisite nel corso di laurea e le effettive capacità richieste dal lavoro che si andrà a svolgere è raramente forte. I corsi di laurea (in Italia) sono così lunghi, e gli esami programmati in modo così incalzante, che difficilmente il sapere acquisito sarà duraturo, o professionalizzante. Inoltre la maggior parte dei lavori richiede un sapere che deriva dall’esperienza stessa, vanificando molti degli sforzi compiuti.

Anche in questo caso siamo all’interno di una logica delle prova distorta,

perché si attribuisce molta tensione a esami che molto spesso non servono a niente.

Il voto della laurea è più indice dell’intelligenza di un individuo, o della sua capacità di emergere (anche imbrogliando), piuttosto che indice di competenza. La competenza viene meglio dimostrata dalle esperienze lavorative successive agli studi che dai corsi compiuti.

L’essenziale di questo discorso è che nella nostra società sono presenti punti di accumulazione di tensione mal riposte, prove che al posto di formare individui più liberi innescano meccanismi di dipendenza: si compiono sforzi innumerevoli più per essere riconosciuti da qualcun altro piuttosto che per formare il proprio valore reale.

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