Le Forze Vitali • Parte 1

Dopo questo articolo di Manu che parla di agricoltura e alimentazione ho deciso di parlare delle così dette “forze vitali”.

Prima di iniziare è bene sottolineare una cosa: comunemente nessuno viene in contatto con il concetto di forza vitale, e per questo motivo riuscire a impadronirsene richiede un certo sforzo di pensiero, che vi invito a fare.

Per parlare di questo argomento penso sia necessario per prima cosa prendere le distanze da due particolari modi di procedere con il pensiero.

Uno deriva dalla scienza materialista, che considera un organismo vivente come un oggetto complesso che viene governato esclusivamente da leggi fisiche e chimiche; questa concezione del mondo non riesce neanche a scorgere la questione delle forze vitali, negandola a priori.

L’altro deriva da un modo di pensare che tende a ridurre le questione, ponendo fideisticamente le forze vitali su un piano di esistenza parallelo (“mondo eterico”, “mondo elementare”, “piani sottili dell’esistenza”, ecc.) dandole per scontate, e senza specificare con chiarezza di che cosa si tratta.

Il modo in cui procederemo ora consisterà nel porre l’attenzione su due particolari aspetti che riguardano i minerali (che in antroposofia costituiscono un “regno” a parte chiamato “regno minerale”, l”espressione per la scienza attuale non sarebbe corretta), per poi confrontarli con quelli corrispondenti che riguardano il vivente-

Questi due aspetti sono la relazione con il contesto in cui viene disposto un oggetto e la forma esteriore che questo assume.

La Relazione con il contesto e la Forma

Un qualsiasi oggetto che viene disposto in un contesto assume con esso determinate relazioni. Queste relazioni, che possono essere colte dal pensiero umano, sono fondamentalmente dei concetti, e sono questi concetti a descrivere la realtà dei fatti.

Semplificando la questione, che è davvero sotto gli occhi di tutti, possiamo dire: un’asta che infilziamo nel terreno accanto a una piantina di pomodoro diventa un sostegno; un’asta a cui agganciamo una punta di ferro diventa il manico di un’arma; un’asta che teniamo nel magazzino di un negozio è merce.

L’asta, l’oggetto materiale, è chiaramente sempre lo stesso; ma la relazione con cui entra rispetto al suo contesto è ciò che, in quel momento, costituisce la sua realtà.

Dobbiamo renderci conto che la visione materialistica del mondo crea un’illusione potentissima: ci fa credere che la realtà di una cosa risieda nell’oggetto materiale e non nella sfera dei concetti, che pure abbiamo “davanti agli occhi”.

Certo è vero che potenzialmente l’asta è tutte queste cose che ho qui elencato, ma è anche vero che l’asta non può essere qualsiasi cosa. Notiamo che l’insieme dei contesti in cui l’asta ha un significato è limitato; detto in termini paradossali: “non posso usare un’asta per cucire un abito”.

Questo limite, che ci permette di collocare o meno in un contesto specifico l’oggetto  in modo sensato, è la forma fisica dell’oggetto stesso, che costituisce il nostro secondo punto di indagine: la forma.

Possiamo concludere che per il mondo minerale:

  1. La realtà di un’oggetto è relativa al suo contesto e risiede in esso, non nell’oggetto stesso
  2. Il contesto di un’oggetto è determinato sempre da un elemento esterno (ad esempio il mio agire, che sposta l’oggetto da un contesto a un altro)
  3. La forma fisica dell’oggetto pone un limite all’insieme dei contesti in cui l’oggetto ha una realtà sensata
  4. La forma di un oggetto è sempre determinata da forze esterne all’oggetto stesso (urti, ecc)

Il Vivente

Un organismo vivente può essere oggetto dello stesso ragionamento di cui sopra.

Una piantina può essere collocata nell’ingresso di un albero come decorazione; può costituire un regalo per qualcuno; può essere cucinata e mangiata, ecc. Le sue applicazioni anche in questo caso sono molte, ma fino a qui non entriamo nel merito della questione delle forze vitali.

Se osserviamo una pianta potremo dire, dal punto di vista di relazione con il mondo esterno e di forma fisica, che:

  1. La sua realtà è relativa a un contesto (può essere un dono, del cibo, ecc), ma esiste una realtà che a prescindere dal contesto è insita nell’oggetto. Questa realtà è comunemente presagita e viene chiamata “vita” (torneremo su questo punto).
  2. Il suo contesto può essere sicuramente determinato dall’ambiente esterno (io la utilizzo come regalo, io la pongo in un contesto culinario, ecc), ma vi è un contesto (così detto “naturale”) in cui essa ha parte attiva nella determinazione delle relazioni: crescono le radici che si pongono in una certa relazione con la terra, e l’acqua e i minerali in essa contenuti; sboccia il fiore che si pone in una certa relazione con altri fiori, l’aria e il polline che contiene, determinati animali quali le api; cresce una foglia che si relaziona con la luce solare in un certo modo, ecc.
  3. Anche in questo caso la forma dell’oggetto pone un limite all’insieme dei contesti in cui l’oggetto ha una realtà sensata.
  4. Tuttavia la forma dell’oggetto in questo caso non è sempre determinata da forze esterne, anzi. Nella crescita e nella maturazione la realtà del vivente manifesta una delle sue caratteristiche fondamentali: la capacità di darsi una forma da sé stessa.

A questi punti si inserisce inoltre una novità rispetto al minerale: la capacità di riprodurre la sua forma in un oggetto che si separa da essa.

La parola chiave per la comprensione delle forze vitali

e che costituisce il passaggio dall’inorganico all’organico è FORMA.

Nella scienza materialistica questa è una parola taboo, per un motivo molto semplice: essa non è misurabile e tutto ciò che non può essere regolamentato da peso e misura non può avere fondamento scientifico.

La forma viene ricondotta a forza fisiche e chimiche, al gioco tra forza di gravità e altre forze, alla tensione dello stelo, alla pressione, ecc. Eppure ciò che la scienza (battendo questa strada) non riuscirà mai a spiegare è, ad esempio, la legge secondo cui la foglia di un acero ha la sua caratteristica forma.

[continua..]

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4 thoughts on “Le Forze Vitali • Parte 1

  1. Molto chiaro. Mi torna in mente l’idea di pianta primordiale di Goethe: la possibilità di giungere all’idea fondamentale che regola il mondo delle piante e poi poterla “vedere” realizzata nelle singole manifestazioni del regno vegetale. Sono curioso di vedere come continua la parte II 🙂

  2. Se continuiamo a cercare con pesi e misure…che limitano e definiscono siamo nel linguaggio della “scienza ufficiale”…. se espandiamo la coscienza “penetriamo” forse in “campi” di nuove possibilità e nuove coerenze…vi invito a leggere “La Scienza nella LUCE” (scaricabile a gratis) di Jaqueline Bousquet biofisica e biologa che ha lavorato al CNR centro nazionale di ricerca in Francia o a leggere molte ricerche interessanti di David Wilcock nel suoi due ebook scaricabili sempre gratis “Divino Cosmo” e “Il Cambio d’Era”… o ad ascolatre… in video su you tube Vladimir Voeikof…ospite a Napoli del nostro Preparata. Perchè continuare a porci i limiti della “scienza ufficiale”?…Einstein diceva più o meno che è l’intuizione il germoglio delle nuove scoperte. La ” scienza” può provare l’intuizione? il pensiero? l’amore? lo spirito? , i nostri vari corpi? No perchè quando si divide l’UNITA’ non è mai presente e noi rimaniamo incatenati al solo fisico…eterna illusione. Non esiste ricerca se questa è confinata e dipendente da interessi. Ricercare è scoprire oltre i limiti visibili

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