Purificazione • il Rendere Puro

Un posto per ogni cosa, ogni cosa al suo posto

Io penso che ci siano molti fraintendimenti riguardo al termine purificazione, o forse semplicemente viene intesa in un modo del tutto diverso da quello che sono giunto a intendere io.

Mi sembra che di solito per purificazione si intenda una sorta di operazione di “pulizia dell’anima”, che consiste in un’eliminazione di elementi considerati “sporchi” o comunque indesiderati.

Personalmente non considero questa strada molto valida o sensata.

Sicuramente ha una connotazione luciferica, e non lo dico per sminuirla visto che credo che praticamente qualsiasi cosa sia sbilanciata più verso un polo rispetto che a un altro (l’altro polo lo chiamo ahrimanico, avvalendomi di alcuni termini antroposofici).

Ciò che intendo dire con questo termine, e lo spiego per non essere frainteso, è questo: è una strada che cerca di “tirarsi fuori” da degli elementi che fanno parte dell’essere umano, rifiutandoli in un nome di una purezza con la quale ci si vuole identificare.

Personalmente non mi sembra un discorso che guarda con onestà alla natura umana. Anche se poi ognuno sarà libero di giudicare in base a che cosa intenda con questa espressione.

Il Rendere Puro

La mia visione della purificazione viene descritta meglio con il termine che usato nel titolo.

Gli ambiti in cui l’uomo è chiamato a confrontarsi sono moltissimi, e ognuno di loro propone delle sfide, dei compiti o stimola a delle conquiste. Di persona ho notato che i problemi nascono quasi sempre da delle sovrapposizioni illecite di uno di questi ambiti con altri.

Qualche esempio:

Reagiamo emotivamente dove la situazione richiede razionalità; assumiamo un ruolo di genitore con il partner  in un momento in cui  l’altro si aspetta un confronto alla pari; siamo aggressivi in un contesto totalmente pacifico; siamo spaventati in assenza di minacce; siamo informali durante un evento ufficiale (il cucù di Berlusconi alla Merkel); siamo indipendenti e chiediamo comunque aiuto agli altri.

I casi sono davvero infiniti, ma sono tutti contraddistinti dallo stessa situazione di fondo, in cui:

Una parte dell’uomo risponde a una situazione che non gli compete,

agendo in un ambito che non gli è proprio.

Questo è ciò che io chiamo “impurità”, o più semplicemente fuori posto: la situazione in cui un ambito ne sporca un altro.

Tutto questo genera fatica e sofferenza. Fatica in quanto possiamo tranquillamente svolgere comunque un lavoro, anche se con uno strumento inadeguato: ci sarà da sudare inutilmente di più; sofferenza perché non possiamo sempre farlo, e alcune sovrapposizioni di ambiti sono davvero pericolose (reagire aggressivamente quando non serve genera attriti, incomprensioni, sofferenze).

La Consapevolezza del Contesto

La causa di questa sovrapposizione è l’ignoranza: non essendo consapevoli del contesto in cui ci muoviamo ci comportiamo fraintendendolo. Negli esempi riportati sopra infatti non c’è corrispondenza di senso tra noi e il mondo, tra l’interiore e l’esteriore, il centro e la periferia (es: siamo preoccupati in una situazione priva di minacce).

La purificazione  coincide con la consapevolezza del contesto

Questa consapevolezza infatti per prima cosa divide correttamente gli ambiti conformemente alla realtà, eliminando le sovrapposizioni generate illusoriamente dal gioco associativo della nostra mente. Ripristinata questa purezza (che a rigore è conoscitiva, legata quindi esclusivamente al nostro spirito) la natura è poi libera di rispondere al meglio, come sempre fa.

Per sviluppare questa consapevolezza non dobbiamo quindi guardare a noi bensì al contesto in cui agiamo.

L’osservazione imparziale di una situazione è sicuramente difficile quando vi si è intessuti, ma è sempre possibile quando ormai questa è giunta a termine. Inoltre i nodi in cui sono intrecciati i contesti sono a volte complicati, ma raramente ne coinvolgono più di due o tre.

Critica alla purificazione luciferica

Concludo con un confronto con la purificazione a cui ho dato un connotato luciferico.

Concordiamo tutti che emozioni quali rabbia, collera, paura, ansia e brama ardente siano poco desiderabili. Eppure esse hanno una funzione, e in un dato contesto sono più che giustificate: sono necessarie.

Se sto per essere investito da un autobus è a dir poco desiderabile provare ansia: essa infatti prepara il corpo a reagire tempestivamente al pericolo. Analogamente prima di un esame o di una prova questa emozione, nella giusta misura, è parimenti utile.

Lo stesso discorso vale per le emozioni di cui sopra che, nel giusto contesto, sono ottime forze propulsive.

Siamo sicuri di volerne fare a meno? E’ davvero desiderabile percorrere una strada che cerca di sradicarle da noi? Dove conduce questa strada, e quale tipo di uomo forma?

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4 thoughts on “Purificazione • il Rendere Puro

  1. Penso che ci si possa sbilanciare anche dalla parte non luciferica: questa posizione potrebbe essere indicata come “Volontà di potenza dell’anima”. Ossia voler utilizzare alcune parti di sé impropriamente, cercando di indirizzarle in alcune direzioni che per qualche motivo si prediligono al fine di aumentare la forza della propria azione in tali direzioni. Come se invece di disentificarsi con alcune parti ritenute “impure” le si volesse utilizzare cambiandone in qualche modo la direzione.

    Forse è un po’ astratto come discorso 🙂

  2. Sono abbastanza d’accordo.

    Tra l’altro il modo che abbiamo di trattare una sottopersonalità (chiaramente identificandoci momentaneamente con un’altra di queste) lo ritroviamo proiettato anche nel mondo esterno.

    Tra interiorità e esteriorità inizia ad esserci un confine labile: il modo in cui trattiamo una parte di noi stessi è del tutto analogo al modo in cui trattiamo un’altra persona, che momentaneamente riveste quel ruolo (da cui i “giochi” o “complessi”).

    O al contrario trattiamo una parte di noi secondo le modalità introiettate che abbiamo visto fare nel mondo esterno.

  3. O ancora… “trattiamo una parte di noi secondo le modalità introiettate che abbiamo visto fare nel mondo esterno”, ma poi proiettamo all’esterno, e verso le altre persone, l’esatto contrario… come quando una stessa azione viene giustifica negli altri ma non in noi stessi.
    Almeno per quanto mi riguarda…

  4. Concordo al 100%, anche perché ho vissuto una cosa del genere quindi posso confermarlo.
    Secondo me dipende da una questione di ruolo: il ruolo che ci si sta dando nel momento in cui giudichiamo è ben diverso da quello della situazione che stiamo giudicando.
    Per me si tratta sostanzialmente di due giochi “diversi” che si intersecano..

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