Dialogo immaginario

liberamente ispirato da un vero dialogo

Oggi, che l’uomo lo voglia o no, l’io inizia a disidentificarsi dalla personalità. Le persone iniziano a guardare sé stesse obiettivamente: si trovano davanti a sé stesse, e dal momento che non si conoscono poi così bene, è come se avessero un’estraneo accanto.

E’ un’esperienza condivisibile constatare che c’è un “io che fa” e un “io che guarda”, un io identificato e uno disidentificato. Ma cosa ne viene da questo osservatore, che prospettiva porta? O meglio: serve all’uomo questo elemento, è davvero qualcosa di cui lui ha bisogno per la vita?

Penso che da esso possa sgorgare una forma di vita rinnovata, un nuovo senso vitale..

Sì, però io dubito lo sia per tutti. Per alcuni può essere una rovina, non credi? Per certe persone può essere un censore onnipresente, un elemento castrante e bloccante. Prendere coscienza porta a oggettivare le cose, a distanziarsene, e a non fare più niente..

La natura viene interrotta, ma poi? Non è tutto qui. Certo ci si ferma ma si ha la possibilità di continuare, di andare oltre. Lo spirito creatore interrompe la natura per crearsi lo spazio per agire.

Ma l’azione non è data. Lo slancio vitale della natura viene castrato, e nessuna soluzione viene suggerita. Ti trovi costretto ad agire da solo, totalmente solo, spiazzato. Dici che ci serva una cosa del genere? Penso che i più non reggerebbero, è una strada piena di ostacoli, non è qualcosa per tutti.

Eppure la tendenza di oggi sembra quella di costringere l’uomo ad avere il centro in sé stesso, in sé stesso e in nient’altro. Questo anche tramite difficoltà esteriori, ad esempio il precariato. Ma te la immagini l’insicurezza del posto di lavoro 20 anni fa? L’iniziativa, lo slancio, la spinta devi trovarla in te, altrimenti la natura interrotta muore e tu con essa.

Mi chiedo quanto questa tendenza sia stata imposta direttamente dall’esterno, o quanto sia stata imposta indirettamente, influenzando la gente da fuori. Perché è una forzatura, non è qualcosa che riguarda l’uomo e ciò di cui ha bisogno per vivere, per gioire, per essere soddisfatto, appagato..

Eppure la direzione in cui va il mondo sembra essere quella, come se la natura fosse giunta al punto di usare la morte per risvegliare l’elemento che possa afferrarla e portarla via, al sicuro, oltre l’abisso..

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