Uno

L’identità è una tra le cose più profonde che si possono cambiare: chi sono io, nel mondo?

Quando ho capito di essere gay è stato un percorso difficile. Adesso mi sento di essermi riunito a una parte della mia identità che era rimasta accanto a me in silenzio: qualcosa di importante, senza nome, e per questo incapace di esprimersi.

Che tu lo voglia o no il mondo fa di te sempre qualcosa: anche qualcosa che non sei. Ed è questo il piccolo, grande dramma dell’essere gay: che il mondo sembra essere molto bravo a dirti ciò che dovresti essere, perché tu sei sbagliato; da ogni lato ti giunge l’immagine ideale, giusta, scelta per te da presunte fonti autorevoli (se non addirittura “morali”). Ma quante di queste insegnano veramente a vivere? Quante di queste immagini sono da noi accettate perché riconosciute?

A conti fatti è un problema che tutti stiamo affrontando: essere gay lo fa solo vivere in una forma più cruda, estrema e dolorosa. Perché tutti siamo, chi più chi meno, castrati nel nostro esprimerci; tutti abbiamo una piccola parte di noi che nascondiamo perché gli altri ne parlano male, che non è socialmente accettata o di cui è normale (direi piuttosto richiesto) prendersi gioco.

Mi sono reso conto di avere incollate addosso una serie di credenze o convinzioni che mi vengono dall’abitudine, dalla cultura, dalla natura. Mi sento come un serpente che ha cambiato pelle, ma che è rimasto ancora impigliato in quella vecchia.

Quello che voglio ora è ripartire dalla mia identità, da chi sono nel mondo. E avere in me convinzioni che riconosco, rifiutando quelle che non sono una mia espressione: estranee al mio essere.

Rifiutare, espellere, vomitare qualcosa che non posso riconoscere come parte di me stesso se non falsamente. Perché non può essere vero qualcuno che è contro sé stesso: solo debole perché non ha la forza o il coraggio di affermarsi, malgrado tutto. Darà ragione ai suoi nemici, coloro che lo negano, perché in fondo li teme o dipende da loro.

Identità: io sono questo, io non sono questo.


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2 thoughts on “Uno

    • Per quanto possa concordare mi sembra un’opinione unilaterale: come se l’uomo non dovesse fare i conti anche con la necessità del mondo. L’identità che si ha, inizialmente, fa parte della natura: è data; non decidiamo chi siamo nel mondo, lo siamo e basta. E ci sono determinate cose che non si possono cambiare: ad esempio il fatto di essere italiani. E’ chiaro che da questo punto di partenza ognuno deciderà per la sua vita, e da qui concordo con quello che tu dici: ognuno decide la propria strada e chi diventare. Ma non possiamo ignorare da dove partiamo.

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