Il piacere immaginario che piace veramente. Almeno per un po’…

Io penso che delle insoddisfazioni della gente derivi dal fatto che non riescono a capire cosa piace loro veramente. Cosa gli piace fare, con chi gli piace stare, dove gli piace stare, che ora della giornata gli piace, ecc.

La società consumistica è talmente occupata a imporre il “dovere del godimento” che la gente si sente in colpa perché non gode abbastanza. Il che è totalmente assurdo.

Peggio ancora quando questo comandamento rovesciato (“tu devi godere!”) ti spinge a pensare che certe cose ti piacciono, quando la realtà è che non ti piacciono malgrado il coro della società urli: “sono queste cose a doverti piacere!”.

E’ un po’ come scrivevo in un tweet l’altro giorno: alla gente spesso piace più l’idea di una cosa, che non la cosa. Ci si dice: “con quella persona starò bene”, “con quel lavoro sarò contento”, “con quella cosa proverò piacere”, ecc.

Ma sarà poi vero? Oppure ci piace solo l’idea di una cosa, ma non quella cosa? Ci piace solo l’idea di essere in un ruolo, o ci piace veramente quel lavoro? Ci piace veramente avere una famiglia, o ci piace solo il ruolo del papà o della mamma?

I piaceri immaginari ci piacciono davvero, solo che ci allontanano dalla vita e da chi siamo veramente.

Ma non possiamo solo essere quello che siamo? Così magari ci conosciamo e riusciamo pure a realizzare fuori ciò che siamo già.

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