I Sei Esercizi

Quando nell’ambiente antroposofico si parla di pratica interiore (e la cosa può essere più o meno frequente in base al posto) saltano sempre fuori i sei esercizi. Conosco la loro importanza, e proprio perché mi sono documentato non riesco a capire come se ne possa parlare nel modo in cui se ne parla.

Innanzitutto sono sempre completamente decontestualizzati dalla totalità del cammino interiore indicato da Steiner.

I sei esercizi vengono indicati in due sfumature diverse: in un caso come esercizi che sviluppano il chakra (organo di percezione) del cuore, situato nel cosiddetto corpo animico; in un altro come esercizi che sviluppano il centro eterico del cuore (ovvero il centro che permette di dirigere e orientare coscientemente il suddetto organo, e non solo) situato nel cosiddetto corpo eterico.

Gli esercizi vengono quasi sempre comunicati in questa loro “seconda variante”. Al che mi chiedo: perché iniziare dai sei esercizi?

Lo sviluppo del centro eterico non parte dal cuore, ma dalla testa. Solo in un secondo momento questo centro va spostandosi verso il basso, situandosi progressivamente nella laringe e infine nel cuore. Lo sviluppo di ognuno di questi centri è conseguente ad una ben determinata virtù indicata dallo Steiner.

Non capisco come si possa parlare di “scienza dello spirito” da un lato e come dall’altro si possa essere vaghi o imprecisi sul cammino di conoscenza che implicitamente si riconosce valido.

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5 thoughts on “I Sei Esercizi

  1. L’unico sfogo è il paragrafo finale.. se invece devo lamentarmi di qualcosa, è quello di trovare nella Società Antroposofica troppa religione e poca scienza 😉

  2. Mi viene da aggiungere alcune cose… con un certo ritardo dalla data del post!
    La prima è che i sei esercizi vennero dati quali “regole iniziatiche” ai discepoli della Scuola Esoterica in quanto “tutte le meditazioni, le concentrazioni e gli altri esercizi divengono privi di valore, e perfino dannosi sotto certi riguardi, se la vita non si ordina secondo le accennate condizioni.”
    E anche che “debbono essere sottolineate due raccomandazioni: la prima è che i cinque (oppure sei, come vuoi n.d.D.) esercizi paralizzano l’influsso dannoso provocato da altri esercizi occulti, di modo che rimane di essi soltanto ciò che è benefico. La seconda è che essi propriamente e da soli assicurano l’esito positivo del lavoro di meditazione e concentrazione”. Anche per questo ad essi ci si riferisce come “esercizi ausiliari” e viene consigliato di coltivarli fin da subito. Tra l’altro spesso coloro che rompono le scatole con ‘sti benedetti sei esercizi sono anche quelli che martellano i cosiddetti sulla concentrazione e sul primo dei sei esercizi che tendono a formare proprio il centro nella testa.
    Ne “I gradi della conoscenza superiore” Steiner, mentre in “L’iniziazione” ha mostrato quali relazioni hanno le qualità indicate dai sei esercizi con lo sviluppo del fiore di loto a dodici petali e delle correnti del corpo eterico che ad esse si riallacciano, presenta i sei esercizi come qualità che hanno essenzialmente il compito di risarcire il corpo del discepolo delle forze che di solito lo avvantaggiano durante il sono, e che ora, a cagione dello sviluppo occulto, devono venirgli sottratte. Mi pare che il loro potere “trasversale” li renda quasi impossibili da decontestualizzare.

  3. Ho scritto male una frase: “che tendono a formare proprio il centro nella testa” è riferito alla concentrazione e al controllo del pensiero, non ai sei esercizi.
    A scanso di equivoci!

    • Quasi impossibili da decontestualizzare? Non concordo.

      Ci sono persone che li praticano, e proprio in virtù di quello che hai scritto, in modo ossessivo-compulsivo.

      Un moto ossessivo-compulsivo è una forma di ritualità che tende, tramite l’azione pratica, a scaricare una carica nevrotica tensiva dando alla persona il convincimento di poter acquistare maggior controllo su una situazione che non domina.

      Un mio parente, disturbato mentalmente, quando ha sete ha paura di non spiegarsi bene: quindi beve in modo compulsivo. Questo gli da la sicurezza di aver maggior controllo su una situazione che non domina (l’efficacia della sua comunicazione).

      Nello stesso modo una persona può avere delle difficoltà emotive e sentimentali di un certo tipo, che non è in grado di dominare. Da cui può (non è detto che lo faccia) far diventare degli “esercizi spirituali” in qualcosa di ossessivo-compulsivo.

      Ovviamente bisogna vedere anche questo a cosa conduce. Dubito che coltivare un’ossessione possa portare a qualcosa di buono.

      Il centro eterico della testa mostra l’essenziale di una cosa, la realtà per quella che è, e permette di evitare questi subdoli autoinganni.

      Mi permetto di dire che non credo esista cosa che non possa essere fraintesa o cadere nell’errore. Quindi un conto è credere di fare qualcosa, altro è farla davvero.

      Il cammino descritto dallo Steiner inizia dalla formazione del centro eterico della testa, e una delle primissime indicazioni del testo Iniziazione (paragrafo Calma Interiore) ne descrive lo sviluppo.

      Poi è chiaro che ognuno trova il suo personale punto di ingresso, ma quando si tratta di divulgare il contenuto di un testo pretendo chiarezza da coloro che si danno questo compito.

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