Immaginario Gay

In questo post voglio parlare dell’immagine dei gay: la percezione degli omosessuali da parte della società .

Parlo dell’immagine dei gay e non dei gay perché la realtà è troppo ricca, varia e colorata (un rimando alla bandiera arcobaleno) per essere ridotta a una contenuta serie di immagini.

Eppure sono proprio le immagini a costituire il veicolo per mezzo del quale le persone hanno determinate esperienze in ambito sociale, siano esse piacevole o spiacevoli.

Nella maggior parte dei casi per gli omosessuali sono spiacevoli. Perché?

In generale, per una società omofoba, l’omosessualità è qualcosa di sgradevole: viene considerata un problema. In quanto tale la società sente la necessità di rimuoverlo, o quantomeno circoscriverlo in una “zona” di cui abbia completo controllo. Analogamente a quanto è avvenuto per le persone non sane di mente: i pazzi vanno messi in manicomio.

La società omofoba si trova però difronte a un problema: come identificare gli omosessuali? Semplicemente non può farlo. Non può perché gli omosessuali non provengono dall’esterno della società, ma vi “nascono” all’interno; perché non c’è un segno fisico che li contraddistingua; perché l’omosessualità non crea nessun disordine sociale che porti l’attenzione su di loro.

Come può una manifestazione d'affetto giungere a dare fastidio a qualcuno?

Come può una manifestazione d'affetto giungere a dare fastidio a qualcuno?

Per una società fortemente omofoba tutto questo è agghiacciante: ha un elemento problematico che nasce spontaneamente al suo interno, non controllabile in nessun modo, senza alcuna possibilità di identificarlo. Questo, possiamo ben dirlo, genera una forma di paura molto sottile.

Se da un lato la nascita di un immaginario gay ha permesso la trasformazione dell’identità di molti omosessuali dall’altro ha risposto all’esigenza della società omofoba di riconoscere e identificare i gay. Per distinguersene e espellerli.

E’ importante sottolineare un fatto molto semplice: l‘immaginario gay, e quindi anche l’identità gay, è nato all’interno di una società fortemente omofoba, ed è stato creato da omosessuali e non che sono figli di una società del genere. Per quanto l’immaginario gay creatosi abbia contribuito moltissimo alla purificazione dell’indegno immaginario precedente (omosessualità = peccato, malattia, perversione, ecc) i meccanismi di base che lo regolano sono rimasti gli stessi: identificazione ed espulsione.

A questo riguardo è sintomatico il fatto che nella vita di ogni omosessuale il “coming out” costituisca, per un periodo più o meno duraturo, un momento topico, di tensione, o di prova. Ancora più sintomatico il fatto che molti omosessuali sentano il bisogno di “dirlo a qualcuno”, non riconoscendo questo bisogno come in realtà una costrizione che di fatto li obbliga a dirlo.

Quando “dirlo o non dirlo” non diventa più un tema, quando lo si dice o non lo so dice con spontaneità all’interno della propria quotidianità, per me si raggiunge una vera forma di libertà.

Con questo non sminuisco l’importanza della costruzione di un’identità omosessuale, e le bellissime esperienze di vita che tramite questa identità possono nascere, bensì semplicemente dare uno spunto di riflessione per ricordarci soprattutto che non siamo altro rispetto alla stessa società, ma che ne facciamo parte e siamo nati da essa.

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5 thoughts on “Immaginario Gay

  1. Le più belle poesie

    Le più belle poesie
    si scrivono sopra le pietre
    coi ginocchi piagati
    e le menti aguzzate dal mistero.
    Le più belle poesie si scrivono
    davanti a un altare vuoto,
    accerchiati da agenti
    della divina follia.
    Così, pazzo criminale qual sei
    tu detti versi all’umanità,
    i versi della riscossa
    e le bibliche profezie
    e sei fratello di Giona.
    Ma nella Terra Promessa
    dove germinano i pomi d’oro
    e l’albero della conoscenza
    Dio non è mai disceso né ti ha mai maledetto.
    Ma tu sì, maledici
    ora per ora il tuo canto
    perché sei sceso nel limbo,
    dove aspiri l’assenzio
    di una sopravvivenza negata

  2. Il post è illuminante…”per distinguersene ed espellerli” scrivi.
    Ma non dobbiamo affatto, per questa ragione, cercare un’identità in quanto omosessuali, lo so che è la strada più semplice, ma ci annienta come persone. Poni uno spunto di riflessione assolutamente interessante, sarebbe bello non essere figli della società omofoba e assolutamente bisognosa di creare l’identità omosessuale.

    • Ciao stronggrond mi fa piacere vederti da queste parti, ogni tanto passo a trovarti con piacere nel tuo blog 😀

      Secondo me l’identità omosessuale non annienta la nostra persona: la limita.

      Quello che intendo dire è: se una persona, nei confronti di determinate questioni, si pone come interrogativo cosa dovrebbe o non dovrebbe fare “in quanto gay” possiamo ben dire che questa persona si autolimita. Vestirà, parlerà, e avrà opinioni da “vero gay” e farà vivere il suo essere gay al posto della totalità e ricchezza della sua persona.
      E’ un processo tipicamente adolescenziale (vedi i vari rasta, alternativi, emo, ecc) che mal si addice a una persona adulta.

      Ad ogni modo io credo che esistano davvero poche persone così vittime di loro stesse. E’ un discorso analogo a quello del “vero cristiano” che sa già come comportarsi e l’opinione che deve avere in ogni situazione.

      Detto questo, c’è da dire che una persona può vestirsi come un gay, parlare come un gay, e avere opinioni da gay senza per questo integrare nella sua identità un “essere in quanto gay”. In altri termini: finché io considero l’immaginario gay come un mio strumento, che uso a piacere, e che non mi determina allora sono libero di vestirmene e svestirmene quando e come voglio.

      Personalmente considero cosa ottima l’introduzione dell’espressione “orientamento sessuale”, perché fa capire che io non sono QUALCOSA, bensì una persona con dei gusti, e che questi gusti sono di un certo tipo.

      C’è da aggiungere che, purtroppo, anche se tu non integri nella tua identità il tuo essere gay (con tutto ciò che ne consegue) ci pensano sempre alcuni tipi di persone e farlo. E’ sempre spiacevole sapere che ci sono delle persone che ti considerano “gay” prima di vedere chi sei.

  3. Limite? Sono d’accordo. Ma l’orientamento sessuale è in realtà fuorviante, perché presuppone una esposizione, una manifestazione mentre la sessualità è un fatto privato, mi infastidisce la pubblica ammissione della propria omosessualità, perché non dovrebbe interessare nessunoi. E invece…? Invece sembra l’argomento del giorno. Proprio come dici tu: la società ha bisogno di significatizzare per potere distinguere e il bisogno di distinzione ha radici lontane, un’oggettivazione della paura. Mio Dio mi sto rompendo da solo, con tutte queste elucubrazioni…Che bello sarebbe poterci provare con chiunque, per il solo gusto di voler condividere qualcosa con(non solo in senso biblico…di scopare) quella persona!! Ma per poterlo fare, devo essere etero o gay o bisex, altrimenti succede il finimondo. Nel senso letterale del termine: finisce questo mondo!

  4. Hum.. stronggrondp? Ma sei sempre tu con un’altra utenza? 😀

    Comunque sì, sarebbe bello. E molte persone scoprirebbero piaceri che si vietano solo perché finirebbero in una delle suddette categorie.. 😉

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