Immaginario, Simbolico, Reale

Il post più denso e folle che abbia mai scritto..

No, Lacan c’entra poco. O piuttosto non so se c’entra, perché non ho mai letto assolutamente niente di Lacan. Eppure questa classificazione è sua, non mia. L’avrò capita senza averla mai letta? Chissà, e ad ogni modo non mi interessa più di tanto: sbaglierò, ma mi sembra un’autore inutilmente complicato.

Quello che mi interessa è aver trovato in queste parole, pronunciate e spiegatemi superficialmente da un amico, un significato pieno, un condensato perfetto di una forma di pensiero a me propria che ho sviluppato in questi anni.

Ecco quindi cosa io intendo con queste tre parole. Che cosa intendeva Lacan lo sa lui e i suoi estimatori.

L’immaginario di una cosa è il suo immaginario. La parola è talmente azzeccata che non servirebbe davvero aggiungere nient’altro. E’ quell’alone di immagini, poetico o pregiudizievole, suscitato da una parola: ad esempio l’immaginario legato alle parole aperitivo, gay, rom, comunista, bere, mondiali, morosa, vergine, esame, laurea, ferie, ecc. Se ci si sofferma per un attimo su ognuna di queste parole viene evocato un immediato immaginario corrispondente. L’immaginario non va compreso, è sempre vissuto.

Il simbolico è più complesso da capire, per questo ne parlerò insieme al reale.

Come dissi in altri post: la realtà di una cosa è determinata dal suo contesto, e come dice Goethe tutto l’effimero non è che un simbolo. Simbolo di una realtà che per suo tramite si esprime.

Un esempio che avevo già fatto: un bicchiere appoggiato sulla vetrina di un negozio è nella sua realtà una merce; un bicchiere sporco in un lavabo è nella sua realtà un oggetto da lavare; un bicchiere pieno su un tavolo con sedute delle persone è nella sua realtà un contenitore per bevande; un bicchiere buttato in un cestino è nella sua realtà spazzatura.

Il bicchiere è una forma, non essenziale, peritura, transitoria, che si presta ad essere simbolo di una realtà altra rispetto a quella forma: in questo caso un concetto.

La forma dell’oggetto (in questo caso è un oggetto) limita unicamente i contesti in cui questo è sensato, ovvero i luoghi in cui si presta ad essere simbolo del reale: non posso usare un calzino per cuocere una bistecca; non posso usare una sedia come abito; non posso nutrirmi di un mattone.

Il reale necessita del simbolo per essere detto, espresso, conosciuto, portato a coscienza. Senza il simbolico nulla conosco: la realtà è altrimenti una, informe e inconosciuta.

Se il simbolico è inteso in senso estetico, questo ci collega all’immaginario; se il simbolico è inteso in senso teoretico (conoscitivo) questo ci riporta alla realtà. Spunto:

Immaginario, immagini, poesia

-estetica-

Simbolico, forme, tecnica

-teoretica-

Reale, idea, filosofia (scienza delle scienze)

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